Il “gatto della foresta” del Madagascar è arrivato 1000 anni fa in nave

Un nuovo studio rivela che i misteriosi “gatti della foresta”, che mietono vittime tra i lemuri e altre specie autoctone del Madagascar, sono i discendenti dei gatti arabici arrivati sull’isola 1000 anni fa con le navi mercantili


I felini non sono endemici del Madagascar. Tuttavia vi è una specie di “gatto della foresta” la cui origine non è mai stata chiara del tutto. Con i maschi grandi circa il doppio di un gatto domestico, i gatti della foresta malgasci hanno il mantello a strisce, la coda dritta e un vorace appetito per gli uccelli, i rettili (Pikaia ne ha parlato qui), i roditori e i lemuri (Pikaia ha parlato di lemuri qui, qui e qui). Sono anche in competizione con carnivori endemici come la famiglia dei Galidiini (mammiferi simili a manguste). Varie ipotesi mai verificate hanno ipotizzato che questi felini potrebbero essere i discendenti del gatto domestico (Felis catus) portato sull’isola diverse centinaia di anni fa dagli europei, oppure potrebbero essere i discendenti di piccoli gatti selvatici africani (Felis silvestris lybica) arrivati dall’Africa continentale.

Ora, un team internazionale di ricercatori ha rivelato la storia delle origini dei gatti: discendono da gatti domestici che non arrivarono con gli europei, ma bensì con le navi mercantili arabe già più di 1000 anni fa. Sulla ricerca, pubblicata sulla rivista Conservation Genetics, viene riportato che è stato analizzato il DNA prelevato dal sangue di 3 gatti della foresta dalla Riserva Speciale di Bezà Mahafaly e 27 gatti della foresta dal Parco Nazionale di Ankarafantsika, in Madagascar, catturati usando delle esche come topi e carne. Il confronto con i genomi dei gatti della foresta con quelli dei gatti di varie zone del mondo (Pikaia ne ha parlato qui) mostra come questi gatti siano più strettamente imparentati con i gatti domestici provenienti da località del Mar Arabico come il Kuwait e l’Oman. Testimonianze linguistiche e culturali, inoltre, attestano l’influenza araba sull’isola, legata alle rotte commerciali dell’Oceano Indiano che si estendevano dai porti arabi al Madagascar a partire dal secondo millennio a.C. I gatti spesso erano utilizzati nelle navi per dare la caccia ai topi che infestavano le stive e questo ha permesso ai felini di poter viaggiare e stanziarsi anche in un’isola come il Madagascar. Inoltre un’altra specie invasiva, secondo i ricercatori, supporta questo scenario: le navi arabe che trasportavano anche gli zibetti (o civette) indiani (Viverricula indica) per l’olio prodotto nelle loro ghiandole anali (che veniva utilizzato nei profumi), permisero a quest’altra specie di colonizzare l’isola intorno al 900 a.C.

Individuando questi gatti della foresta come una popolazione ben separata dai gatti domestici, che ha passato secoli ad adattarsi al Madagascar, secondo i ricercatori, il lavoro può offrire un primo passo per limitare il i danni che questi scaltri predatori esercitano sulla ricca e unica biodiversità dell’isola. Sapere infatti che i gatti domestici non sono solo scappati di recente suggerisce che, piuttosto che limitarsi a sterilizzare semplicemente i gatti dei villaggi, potrebbe essere più utile studiare e monitorare queste popolazioni di gatti inselvatichiti per poterli controllare e limitarne i danni all’ecosistema già fortemente destabilizzato con molte specie a rischio.


Fonti
Sauther, M.L., Bertolini, F., Dollar, L.J. et al. Taxonomic identification of Madagascar’s free-ranging “forest cats”. Conserv Genet (2020). doi.org/10.1007/s10592-020-01261-x

Photo: JULIE POMERANTZ AND LUKE DOLLAR