Il più antico genoma mai sequenziato
Il sequenziamento del genoma di un cavallo di 700 000 anni fa ha consentito a un grosso team internazionale, guidato dall’Università di Copenhagen, di rivedere le tappe evolutive del genere Equus
Leggi tuttoIl sequenziamento del genoma di un cavallo di 700 000 anni fa ha consentito a un grosso team internazionale, guidato dall’Università di Copenhagen, di rivedere le tappe evolutive del genere Equus
Leggi tuttoUno studio americano suggerisce una nuova e intrigante spiegazione dell’aumento del potenziale evolutivo, che potrebbe non dipendere direttamente dalla pressione selettiva
Leggi tuttoPer diversi motivi, molti tentativi di reintroduzione di specie non sono andati a buon fine. Una ragione che spesso non viene considerata è che il microbioma degli individui reintrodotti può differire da quelli presenti nel loro ambiente naturale, così che gli individui reintrodotti possono avere scarse possibilità di sopravvivere.
Leggi tuttoNell’ultimo mese si sono succedute diverse interessanti scoperte in ambito paleontropologico
Leggi tuttoL’emolinfa della coccinella arlecchino contiene numerose spore di un microsporidio, un parassita intracellulare obbligato, molto simile a Nosema thompsoni… un patogeno letale per altri insetti.
Leggi tuttoUn gruppo di ricercatori americani ha ricostruito la discendenza storico-genetica dei Texas Longhorn, un vero e proprio simbolo degli Stati Uniti, rivelandone le origini ibride
Leggi tuttoPubblicato sulla rivista Nature il genoma del pesce zebra Danio rerio, assiduo “ospite” di numerosi laboratori di genetica ed embriologia
A differenza di quanto sinora riportato nei mammiferi, il 40% del genoma di Danio è dato trasposoni, mentre tali elementi costituiscono solo il 3% nel genoma umano. Sino ad oggi il rospo Xenopus tropicalis
con il suo 25% di genoma dato da trasposoni era il vertebrato con più trasposoni, ma questo dato risulta decisamente più ridotto rispetto a quanto osservato nel danio zebrato.
Secondo quanto riportato dalla rivista Science, l’acquisizione stabile del simbionte Wolbachia può rendere le zanzare resistenti al plasmodio della malaria
E’ interessante notare come dallo studio dell’evoluzione delle relazioni tra ospite e simbionti possano derivare vere e proprie evolutionary applications, nel senso di strumenti pratici da utilizzare in campo.
La conquista di nuove nicchie potrebbe non derivare dall’adattamento ad un nuovo ambiente sotto pressioni selettive, ma dalla possibilità di esprimere continuamente variazioni fenotipiche guidate dall’evolvibilità.
Leggi tuttoIl microbioma non è semplicemente qualche cosa che noi ospitiamo, ma una componente importante che partecipa nel definire ciò che noi siamo. L’evoluzione dei viventi non può essere quindi studiata limitandosi al solo genoma nucleare in grado di evolvere lentamente, ma è l’insieme ospite-simbionti ad essere oggetto della selezione naturale.
Leggi tuttoIl confronto tra Loa e Brugia potrebbe permettere di capire le basi molecolari della simbiosi tra Wolbachia e filarie favorendo l’identificazione dei geni alla base di tale interazione simbiotica. Apparentemente non vi sono vie metaboliche assenti in Loa e presenti in Brugia per cui il ruolo svolto da Wolbachia come simbionte è oggi decisamente meno chiaro di quanto non fosse in passato.
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Al contrario di quanto osservato per i simbionti batterici, i simbionti eucariotici sembrano avere un diverso pattern di evoluzione del proprio genoma a seguito dell’instaurarsi della simbiosi. In particolare, mentre i simbionti batterici compattano il proprio genoma, i simbionti eucariotici sembrano andare nella direzione opposta, tanto da acquisire un genoma progressivamente più grande a seguito dell’accumulo di elementi genetici mobili ed introni.
Leggi tuttoUn recente articolo su PLoS Genetics mostra che i simbionti batterici possono evolvere separatamente, pur essendo parte di uno stesso microbioma.
Leggi tutto“Noi siamo un temibile miscuglio di acidi nucleici e di ricordi, di desideri e di proteine”. E’ morto Francois Jacob, genetista che ha ispirato una generazione di biologi guidandoli alla scoperta del bello e del vero, del bene e del male
Leggi tuttoEsattamente 60 anni fa, il 25 aprile 1953, sulla rivista Nature venne proposta per la prima volta la struttura tridimensionale del DNA
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