Riscrivere la storia di Homo sapiens grazie al DNA perduto dell’Africa meridionale
Una ricerca pubblicata su Nature presenta i risultati delle analisi genomiche di resti di antichi sapiens vissuti nell’Africa meridionale. Lo studio fornisce un contributo fondamentale per riscoprire alcuni aspetti della storia delle nostre origini
“Ora possiamo dimostrare che Homo sapiens è esistito ed evoluto nell’Africa meridionale per molto tempo. Questa area ha avuto un ruolo importante nell’evoluzione umana, forse il più importante di tutti.”
Questa dichiarazione è di Mattias Jakobsson, Professore all’Università svedese di Uppsala, che insieme al team del Jakobsson Lab, specializzato nell’analisi del DNA antico, è riuscito a sequenziare 28 genomi di individui vissuti nell’Africa meridionale tra i 10.200 e i 150 anni fa. I risultati dello studio mettono in risalto un aspetto fondamentale della nostra storia evolutiva, finora poco esplorato: la marcata diversità genetica che caratterizzava gli antichi Homo sapiens, oggi scomparsa.
Le varianti specifiche di Homo sapiens
I ricercatori hanno analizzato ogni porzione dei genomi ricavati dai resti, utilizzando tecnologie di sequenziamento del DNA di ultima generazione, che hanno limitato gli errori e garantito dati affidabili, nonostante il DNA antico sia soggetto a un naturale degrado nel tempo. Successivamente, le analisi comparative con sapiens moderni, altri antichi africani, Neanderthal e Denisovani hanno stabilito in modo inequivocabile l’appartenenza alla nostra specie. Sono state infatti trovate 79 varianti genetiche chiave, usate per identificare Homo sapiens e presenti in tutti i membri della nostra specie, antichi e moderni.
Per “varianti genetiche” si intendono piccole differenze in una sequenza del DNA che possono variare da un individuo all’altro. Il fatto che siano presenti nel DNA degli antichi africani meridionali dimostra che appartengono pienamente alla specie Homo sapiens, nonostante la marcata differenza genetica con gli africani odierni dovuta al lungo isolamento delle antiche popolazioni. Alcune di queste varianti avrebbero favorito capacità cognitive avanzate, altre sono importanti per la regolazione dei liquidi e quindi utili per sopravvivere in ambienti caldi e variabili, altre ancora influiscono sul funzionamento di geni del sistema immunitario. Alcune non hanno effetti noti, ma tutte contribuiscono a definire Homo sapiens.

Dall’isolamento al rimescolamento con le altre popolazioni africane
Noi esseri umani moderni siamo geneticamente più simili tra noi di quanto lo fossero alcuni esseri umani del passato. Questo è il risultato di un progressivo aumento dei contatti tra popolazioni un tempo isolate che, nel corso dei millenni, ha reso più omogenea la diversità genetica, portando alla scomparsa di molte varianti antiche. Se guardiamo all’Africa di 1.400-1.500 anni fa, osserviamo un’intensificazione dei movimenti delle popolazioni all’interno del continente. Nel meridione, gruppi fino ad allora circoscritti a specifiche aree, iniziarono a interagire con altre popolazioni; lo scambio di geni ha contribuito sia alla perdita di alcune varianti uniche, sia alla mescolanza di altre.
Ciò che lo studio mette in risalto è il quadro precedente a queste interazioni, dipingendo l’immagine dell’antica unicità genetica delle popolazioni isolate nel meridione dell’Africa. I flussi migratori invece potrebbero essere legati a una maggiore stabilità climatica che avrebbe permesso una libertà di esplorazione senza precedenti, insieme a cambiamenti demografici e tecnologici che potrebbero aver contribuito allo scambio genetico tra popolazioni diverse.
Tutto è a favore di un’origine panafricana di Homo sapiens
Questo studio, insieme ad altre ricerche recenti, contribuisce a definire e rafforzare una nuova visione della storia di Homo sapiens in Africa. I risultati sostengono infatti un modello panafricano delle origini, nel quale la nostra specie sarebbe il risultato di incontri tra popolazioni africane geneticamente molto diverse tra loro, rimaste isolate per lungo tempo e distribuite in differenti aree del continente. Per avere un quadro più completo è importante citare anche un altro studio, di cui abbiamo parlato su Pikaia, che riguarda il sequenziamento di antichi genomi del Sahara verde (qui il link). Anche in questo caso sono state identificate popolazioni geneticamente distinte, isolate per lunghi periodi in nord Africa e successivamente estinte. Nel complesso, questi risultati ci aiutano a comprendere meglio le prime fasi della storia di Homo sapiens. Siamo infatti abituati a pensare che la nostra specie abbia avuto un’origine in un singolo punto geografico, che sappiamo essere la Valle dell’Omo in Etiopia, dove sono stati ritrovati i resti più antichi, datati a circa 200.000 anni fa.
Sempre più prove archeologiche e genetiche raccontano però un’altra storia, tutta da riscoprire, più complessa e dinamica. Agli inizi della nostra specie esisteva una diversità genetica unica, oggi in gran parte perduta, frutto di popolazioni africane isolate, poi mescolate e infine estinte. Questo aspetto, a lungo rimasto invisibile, è stato fondamentale nel definire la storia evolutiva di Homo sapiens.
Riferimenti:
Jakobsson, M., Bernhardsson, C., McKenna, J. et al. Homo sapiens-specific evolution unveiled by ancient southern African genomes. Nature (2025). https://doi.org/10.1038/s41586-025-09811-4
Immagine in apertura: San Rock Art – Cederberg. Opera fotografica di Valroe, via Wikimedia Commons
Laureata in Scienze Biologiche presso l’Università degli studi Roma Tre, proseguo nella stessa università con il corso di laurea magistrale in Biologia Molecolare, Cellulare e della Salute. Durante la stesura della tesi triennale che ha come argomento l’evoluzione umana, mi appassiono al tema e ne voglio sapere di più, e, se possibile, scriverne. Amo la scienza, la natura, l’arte, la scrittura.

